giovedì, ottobre 05, 2006

L'indifferenza e i fanatismi

L’indifferenza (poco) cristiana

In una recente conferenza trasmessa da Telepace (da Verona in preparazione del conv. Eucaristico), Enzo Bianchi ponevatra l’altro il problema degli indifferenti…che sono la maggioranza..diceva che, mentre un tempo i cristiani si confrontavano p.es. con chi era ateo, e con chi pero’aveva una morale (spesso, aggiungerei, molto simile alla loro) e aveva dei riferimenti con cui discutere, oggi il dialogo e’ piu’ difficile, il confronto e’ con persone per lo piu’ indifferenti a tutto, alienate dai modelli attualmente esistenti, oppure e' con fanatismi vari.
Ci riflettevo..e pensavo, magari si tratta di persone anche formalmente cristiane, nel senso che sono battezzate, si sposano in chiesa ecc., ma solo perche’ e’ piu’ di moda cosi’, indifferenti anche alla fatica di crearsi un qualche riferimento etico, sia pur diverso, indifferenti anche alla fatica di andare controcorrente ecc. Tanto piu’ indifferenti percio’ alla vitalita’ del cristianesimo, alla sua fede vissuta, che e’ l’incontro sempre rinnovato con Chi ‘i tiepidi li vomita’. Al massimo invece la religione diventa uno schema, un modello conformista e vuoto, vuoto della sua specificita’, di cio’ che lo rende unico, appunto della ‘differenza cristiana’, la differenza nel mondo di coloro che non sono del mondo.
L‘indifferenza invece non si espone, non da’ molto di se’, si preserva sempre, non si compromette, non sbaglia mai perche' non fa niente, non si sciupa, perdura quindi a lungo ma come durano le pietre, e fa riferimento non a una persona viva ma a schemi, ideologie, abitudini, regole, riti, tanto piu’ vuoti quanto piu’ retorici e visceralmente ostentati…e di conseguenza aggressivi verso chiunque sia diverso.
Mostrare al mondo la differenza cristiana significa quindi anche sgombrare il campo di tutti quei pretesti che impediscono il dialogo con le altre religioni?