mercoledì, ottobre 25, 2006

la religione dell'incontro

Condivido l’opinione di Brunella che non si possa identificare-come sempre piu’ spesso ci viene proposto- l’Occidente con il Cristianesimo, ne’ la violenza con l’Islam! Ecco, queste generalizzazioni sono un esempio di come gli schematismi, i formalismi generici, uccidano la vita, ogni movimento e sviluppo di vita. Invece di guardare l’altro, i suoi lineamenti, ci si fa schermo al suo volto con uno schema, uno slogan , e si evita qualunque incontro, ci si preclude qualunque sua conoscenza autentica.
Eppure…qualcuno ha detto che il cristianesimo e’ la religione dell’incontro. E volevo provare a raccontare il fascino, l’attrazione, la bellezza di questo bisogno di incontro e comunione con gli altri, con tutto cio’ che e’ dell’uomo..
Tutta la vicenda umana in effetti e’mossa dal bisogno di questo incontro. Qualcuno forse ricorda la leggenda irachena che Benigni racconta nel film ‘la tigre e la neve’: il cielo stellato di Bagdad , dice, e’ cosi’ bello che anche Allah avrebbe nostalgia di venire a vederlo quaggiu’ dalla terra..beh mi sembra che questa reciproca nostalgia, questo desiderio di colmare ogni lontananza stellare sia cio’ che da’ vita ad ogni storia dell’uomo. La storia e’ mossa dall’incontro con chi e’ davvero venuto quaggiu’ sulla terra…
Il desiderio di incontrare l’altro…per il cristiano, per colui che sempre cerca il rinnovarsi dell’incontro veramente avvenuto con l’Altro, in questo desiderio e’ la vita ed e’ tutto, per questo per il cristiano non e’ possibile non dialogare..anche e soprattutto con chi e’ diverso, come non cercare di conoscerlo e di amarlo?
E come non sentire il fascino di ogni incrocio, di ogni mescolanza , di ogni avvicinamento e unificazione tra le persone…la bellezza di ogni umano camminare insieme?
Incontri di razze e culture, incontro tra persone diverse, incroci di strade e di paesi, di storie personali e collettive, attraenti come traccia di un incontro con il soprannaturale,…in fondo ogni nuova creazione nasce da un incontro, e ne porta come un segno il fascino e il mistero, la ricchezza di potenzialita’ e di futuro, come una nascita, un infantile urto meraviglioso.

giovedì, ottobre 05, 2006

L'indifferenza e i fanatismi

L’indifferenza (poco) cristiana

In una recente conferenza trasmessa da Telepace (da Verona in preparazione del conv. Eucaristico), Enzo Bianchi ponevatra l’altro il problema degli indifferenti…che sono la maggioranza..diceva che, mentre un tempo i cristiani si confrontavano p.es. con chi era ateo, e con chi pero’aveva una morale (spesso, aggiungerei, molto simile alla loro) e aveva dei riferimenti con cui discutere, oggi il dialogo e’ piu’ difficile, il confronto e’ con persone per lo piu’ indifferenti a tutto, alienate dai modelli attualmente esistenti, oppure e' con fanatismi vari.
Ci riflettevo..e pensavo, magari si tratta di persone anche formalmente cristiane, nel senso che sono battezzate, si sposano in chiesa ecc., ma solo perche’ e’ piu’ di moda cosi’, indifferenti anche alla fatica di crearsi un qualche riferimento etico, sia pur diverso, indifferenti anche alla fatica di andare controcorrente ecc. Tanto piu’ indifferenti percio’ alla vitalita’ del cristianesimo, alla sua fede vissuta, che e’ l’incontro sempre rinnovato con Chi ‘i tiepidi li vomita’. Al massimo invece la religione diventa uno schema, un modello conformista e vuoto, vuoto della sua specificita’, di cio’ che lo rende unico, appunto della ‘differenza cristiana’, la differenza nel mondo di coloro che non sono del mondo.
L‘indifferenza invece non si espone, non da’ molto di se’, si preserva sempre, non si compromette, non sbaglia mai perche' non fa niente, non si sciupa, perdura quindi a lungo ma come durano le pietre, e fa riferimento non a una persona viva ma a schemi, ideologie, abitudini, regole, riti, tanto piu’ vuoti quanto piu’ retorici e visceralmente ostentati…e di conseguenza aggressivi verso chiunque sia diverso.
Mostrare al mondo la differenza cristiana significa quindi anche sgombrare il campo di tutti quei pretesti che impediscono il dialogo con le altre religioni?