martedì, novembre 07, 2006

la comunione possibile in un mondo 'senza confini'

Penso che la lode sia un mezzo potente affinche’ ‘tutti siano uno’, perche’ la lode uscendo da se’ stessi puo’ liberarsi dalle limitazioni umane e percio’ va al di la’ di tutti i muri e le barriere, permettendo forse anche quella ‘comunione senza confini’ di cui parlava don Andrea Santoro…questo va sperimentato, bisogna ‘andare a vederlo’, e’ difficile da dire, tuttavia mi e’ capitato di leggerne un riferimento perfino in un articolo da 'l’espresso', che per curiosita' riporto in sintesi. Mi era sembrato interessante che perfino dalla cronaca -non so se corretta- di un osservatore ‘estraneo’ balzi in evidenza questa potenzialita’..ecco alcuni punti dell’articolo
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Benedetto XVI ha chiamato a dirigere la congregazione vaticana per il clero un personaggio di prima grandezza nella Chiesa mondiale: il cardinale Cláudio Hummes, arcivescovo di San Paolo del Brasile

E al cardinale brasiliano Hummes il papa chiede di prendere il comando, da Roma, di una rinascita cattolica nelle immense regioni del mondo dove soffia più impetuoso il “Fire from Haeven”, il fuoco dal cielo.

“Fire from Haeven” è il titolo di un celebre saggio del 1995 del teologo protestante americano Harvey Cox, che descrive la formidabile crescita, nell’ultimo secolo, del cristianesimo pentecostale e carismatico.
Un altro libro importante per capire il fenomeno è del 2002: “The Next Christendom. The Coming of Global Christianity” – in italiano “La Terza Chiesa. Il cristianesimo nel XXI secolo”, Fazi editore. L’autore, Philip Jenkins, è storico delle religioni, professore alla Pennsylvania State University.
Il cristianesimo pentecostale e carismatico, nato ai primi del Novecento e cresciuto a successive ondate, comprende oggi quasi un quarto dei 2 miliardi di cristiani di tutto il mondo.

Una parte cospicua di esso ha dato vita a nuove Chiese indipendenti, ma un’altra parte è rimasta interna alle Chiese storiche, compresa la cattolica.
Per “pentecostali” si intendono gli aderenti a nuove Chiese mentre per “carismatici” si intendono coloro che sono rimasti all’interno delle Chiese storiche, la cattolica e le protestanti. Col termine “rinnovamento” si intendono sia gli uni che gli altri.


I tratti dominanti di questo nuovo cristianesimo sono profonda fede personale, moralità esigente, vincolo comunitario, forte spirito di missione, profezia, guarigioni, visioni.

Il Brasile è un paese dove l’avvento di questo nuovo cristianesimo è particolarmente visibile.
In anni recenti ne è un esempio proprio l’evoluzione personale di Hummes, appartenente all’ordine francescano dei frati minori, ma poi avvicinatosi al movimento carismatico.

Tuttavia, la percezione che l’avanzata di pentecostali e carismatici sia la novità più macroscopica nel cristianesimo dell’ultimo secolo è ancora lontana dall’essere condivisa...

Contro questa cecità si è scagliato di recente anche un esponente autorevole del progressismo cristiano in Italia, il pastore protestante valdese Giorgio Bouchard, in due libri dedicati al risveglio pentecostale ed “evangelical”.

Ha scritto Bouchard: “I pentecostali e gli ‘evangelical’ sono in assoluto il movimento religioso che si diffonde più rapidamente in tutto il mondo: più delle Chiese storiche protestanti e cattoliche, più dei musulmani che pure si trovano in una fase di vigorosa espansione. [...] In un’epoca infestata dal peggior relativismo morale e da un materialismo soffocante, i pentecostali rappresentano una nuova e legittima interpretazione della ‘pietas’ cristiana, fondata su una grande certezza: la presenza dello Spirito, la tanto trascurata terza persona della Trinità”.

Insomma, il fenomeno carismatico non è per niente slegato da una più generale ripresa d’importanza del fattore religioso nella società mondiale.

Nell’Europa secolarizzata l’Italia è un test importante di questa ripresa.

A differenza della Francia e della Spagna, in Italia, negli ultimi vent’anni, i credenti praticanti sono cresciuti fino a circa il 40 per centoe tale ripresa comprende i giovani, mentre

i “non credenti” si sono ridotti in Italia della metà (Loredana Sciolla, “La sfida dei valori”, edito nel 2004 dal Mulino. A giudizio della studiosa, la diversità dell’Italia è legata a una forte presenza in essa della Chiesa cattolica.)

Quella Chiesa “di popolo” su cui Benedetto XVI – nel discorso pronunciato a Verona lo scorso 19 ottobre – ha scommesso perché renda “un grande servizio non solo all’Italia, ma anche all’Europa e al mondo”.

mercoledì, ottobre 25, 2006

la religione dell'incontro

Condivido l’opinione di Brunella che non si possa identificare-come sempre piu’ spesso ci viene proposto- l’Occidente con il Cristianesimo, ne’ la violenza con l’Islam! Ecco, queste generalizzazioni sono un esempio di come gli schematismi, i formalismi generici, uccidano la vita, ogni movimento e sviluppo di vita. Invece di guardare l’altro, i suoi lineamenti, ci si fa schermo al suo volto con uno schema, uno slogan , e si evita qualunque incontro, ci si preclude qualunque sua conoscenza autentica.
Eppure…qualcuno ha detto che il cristianesimo e’ la religione dell’incontro. E volevo provare a raccontare il fascino, l’attrazione, la bellezza di questo bisogno di incontro e comunione con gli altri, con tutto cio’ che e’ dell’uomo..
Tutta la vicenda umana in effetti e’mossa dal bisogno di questo incontro. Qualcuno forse ricorda la leggenda irachena che Benigni racconta nel film ‘la tigre e la neve’: il cielo stellato di Bagdad , dice, e’ cosi’ bello che anche Allah avrebbe nostalgia di venire a vederlo quaggiu’ dalla terra..beh mi sembra che questa reciproca nostalgia, questo desiderio di colmare ogni lontananza stellare sia cio’ che da’ vita ad ogni storia dell’uomo. La storia e’ mossa dall’incontro con chi e’ davvero venuto quaggiu’ sulla terra…
Il desiderio di incontrare l’altro…per il cristiano, per colui che sempre cerca il rinnovarsi dell’incontro veramente avvenuto con l’Altro, in questo desiderio e’ la vita ed e’ tutto, per questo per il cristiano non e’ possibile non dialogare..anche e soprattutto con chi e’ diverso, come non cercare di conoscerlo e di amarlo?
E come non sentire il fascino di ogni incrocio, di ogni mescolanza , di ogni avvicinamento e unificazione tra le persone…la bellezza di ogni umano camminare insieme?
Incontri di razze e culture, incontro tra persone diverse, incroci di strade e di paesi, di storie personali e collettive, attraenti come traccia di un incontro con il soprannaturale,…in fondo ogni nuova creazione nasce da un incontro, e ne porta come un segno il fascino e il mistero, la ricchezza di potenzialita’ e di futuro, come una nascita, un infantile urto meraviglioso.

giovedì, ottobre 05, 2006

L'indifferenza e i fanatismi

L’indifferenza (poco) cristiana

In una recente conferenza trasmessa da Telepace (da Verona in preparazione del conv. Eucaristico), Enzo Bianchi ponevatra l’altro il problema degli indifferenti…che sono la maggioranza..diceva che, mentre un tempo i cristiani si confrontavano p.es. con chi era ateo, e con chi pero’aveva una morale (spesso, aggiungerei, molto simile alla loro) e aveva dei riferimenti con cui discutere, oggi il dialogo e’ piu’ difficile, il confronto e’ con persone per lo piu’ indifferenti a tutto, alienate dai modelli attualmente esistenti, oppure e' con fanatismi vari.
Ci riflettevo..e pensavo, magari si tratta di persone anche formalmente cristiane, nel senso che sono battezzate, si sposano in chiesa ecc., ma solo perche’ e’ piu’ di moda cosi’, indifferenti anche alla fatica di crearsi un qualche riferimento etico, sia pur diverso, indifferenti anche alla fatica di andare controcorrente ecc. Tanto piu’ indifferenti percio’ alla vitalita’ del cristianesimo, alla sua fede vissuta, che e’ l’incontro sempre rinnovato con Chi ‘i tiepidi li vomita’. Al massimo invece la religione diventa uno schema, un modello conformista e vuoto, vuoto della sua specificita’, di cio’ che lo rende unico, appunto della ‘differenza cristiana’, la differenza nel mondo di coloro che non sono del mondo.
L‘indifferenza invece non si espone, non da’ molto di se’, si preserva sempre, non si compromette, non sbaglia mai perche' non fa niente, non si sciupa, perdura quindi a lungo ma come durano le pietre, e fa riferimento non a una persona viva ma a schemi, ideologie, abitudini, regole, riti, tanto piu’ vuoti quanto piu’ retorici e visceralmente ostentati…e di conseguenza aggressivi verso chiunque sia diverso.
Mostrare al mondo la differenza cristiana significa quindi anche sgombrare il campo di tutti quei pretesti che impediscono il dialogo con le altre religioni?

mercoledì, settembre 20, 2006

Amare i nemici e coloro che ti odiano

Amare i nemici e coloro che ti odiano

Incomprensibile e inaccettabile paradosso, tanto piu’ in contraddizione con tutto cio’ che accade oggi, eppure si assiste al fatto che cristiani nel mondo vengono assurdamente uccisi o attaccati o minacciati o calunniati e pronunciano parole di perdono e non di condanna. Mi chiedo…
Amare i nemici significa anche conoscerli..e’ la conoscenza che permette di amarli, quindi anche di ‘sentire’ il loro odio, sentirlo perche’ gli vai incontro a cuore aperto, e soffrire per la divisione che cosi’ scopri. E d’altronde -come in ogni cosa- per scoprire, conoscere, capire qualcosa (comprese le radici di quell’odio o incomprensione o ignoranza) bisogna amarla ..cosi’ come bisogna amarla per vedere la realta’ al di la’ del presente visibile, per vederla ‘trasfigurata’. Senza questo si vive in un assurdo come eternamente incomprensibile e disperato presente senza scopo ne’ senso. La conoscenza, come la capacita' di 'vedere' e di vedere oltre discendono dall'amore, dall'apertura all'altro.
E la Parola di oggi ‘aspirate pure ai carismi…ma io vi mostrero’ una strada migliore di tutte’ non dice anche questo?

‘A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione?’

‘A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione?’

Raccolgo (molto spontaneamente, in effetti) l’invito a ‘tenere il giornale in una mano e la Bibbia nell’altra’ e leggo stamattina le solite critiche (ancora!) sul presunto errore del Papa, errore che –secondo l’articolista- Wojtyla non avrebbe mai fatto perche’ reso piu’ accorto e diplomatico dalle difficolta’ trovate in passato nei paesi dell’est ecc. ecc. Eppure il messaggio di apertura e tolleranza, assieme alla sottolineatura che esso e’ caratteristico della propria identita’, e’ esattamente lo stesso in Wojtyla e in Ratzinger. Solo che non viene capito ne’ accettato, non venne capito nemmeno quando lo disse Wojtyla, e vengono giudicati (con cattiveria) dei dettagli che vengono isolati in modo da apparire stravolti. Sembra davvero inutile cercare l’approvazione di un mondo che risulta proprio matto, non gli va bene una cosa e nemmeno il suo contrario.
Guarda il caso, la Parola di oggi: e’ venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dite che ha un demonio, e’ venuto Gesu’ che mangia e beve, e dite che e’ un mangione e beone e amico dei pubblicani e dei peccatori

Il dito sulla piaga (La ragione, il dialogo, e lo ‘scontro di civilta’’)

Mi chiedo come la civilta’ occidentale, che e’ tanto orgogliosa (quel buffo essere ‘proud’ di ogni cosa) del suo culto della ragione, dell’onnipotenza della ragione, anche del rifiuto di qualunque fede, abbia prodotto tanta irrazionalita’: divisione del mondo, distruzione dell’ambiente, guerre e poverta’, e poi malessere, alienazione, tutte le solitudini e i disagi tipici delle nostre societa’. E poi, come mai una civilta’ tanto razionale si e’ fatta tanto odiare da una parte della Terra?
E nemmeno d’altra parte capisco come un’altra civilta’ in nome della fede, della ‘religione’ (in questo caso, dell’Islam) produca tanta violenza guerrafondaia, tanta rabbia e fanatismo, come si possa prestare a pretesto per uccidere e spargere terrore.
E’ come se invece che due civilta’ si trattasse di due facce della stessa medaglia, una ragione e una fede che negano se’ stesse, stravolgendo i propri presupposti.
Sara’ per questo che il richiamo a una autentica fede e a una ragione vera, nel suo mite e benevolo rivolgersi agli uomini, ha sollevato un vespaio? Come se per il fatto di indicare una strada diversa avesse irritato e messo in pericolo questo distruttivo assetto guerrafondaio?
Beh, se e’ cosi’, allora e’ certo un argomento da approfondire…

La differenza cristiana (e il suo parlare alle solitudini)

Ho letto il libro di Enzo Bianchi e mi sembra evidenzi la differenza cristiana nel mondo soprattutto come un diverso modo di rapportarsi all’altro, un diverso modo di stare con gli altri, non centrato sul proprio io, sull’affermazione di se’, ma basato sul rispetto e la attenzione, la ricerca dell’altro, un modo non competitivo e giudicante e difensivo ma solidale con gli altri…qualcosa che gia’ per questo, anche rispetto alla nostra ‘civilta’’ e’ di profondo cambiamento ed e’ questa la sua attrazione.
Si tratta della differenza di chi non teme di vedere e riconoscere la propria debolezza e fallibilita’, di chi non ha paura di smarrire ma spera semmai di rafforzare, di definire nell’incontro con l’altro la propria identita’, anzi sa che puo’ avere risposte solo se ascolta e se invece di affermarsi si mette in discussione..si tratta di qualcosa che veramente e’ diverso dal chiassoso protagonismo, dall’aggressivo egoismo, dall’ossessione dell’affermazione di se’, della efficienza della prestazione, della specializzazione, dalla presunzione, dal volersi impadronire, dal voler controllare, dominare, dal culto dell’apparenza,della competizione, dalla discriminazione tra ‘vincenti’ e ‘perdenti’…mi colpiva la portata di questa differenza, la sua capacita’ di ‘parlare alla solitudine’ di gente che vive in un mondo ormai alienato, la forza della sua contraddizione col mondo in cui viviamo, con la nostra attuale 'civilta'..
Ma ora, alla luce delle polemiche e violenze nate dallo stravolgimento del discorso del Papa, (quasi da una strumentale e irrazionale lettura 'al rovescio' del suo discorso che proprio per questo mi fa pensare che quel discorso abbia appunto messo il dito sulla piaga del mondo contemporaneo), mi chiedo come mai invece i credenti nell’islam non insorgano contro chi veramente profana la loro fede strumentalizzandola ed usandola per incitare all’odio e alla violenza? Quale immagine permettono venga data nel mondo della loro fede in un unico Dio? E perche' non dicono piuttosto qual’e’ la ‘loro’ differenza? E che forza di attrazione puo’ invece avere qualcosa che si mostra continuamente tentata dalle armi e dalla guerra? Quale forza dimostra, moralmente, umanamente, rispetto al mondo? Quale rapporto con gli altri e quale egemonia pensa di poter stabilire? Vorrei saperne di piu', ma intanto attaccare le ragioni di una fede -quella cristiana-che nasce dall’amore per l’altro e non dalla contrapposizione, ed attaccarla ricorrendo alla violenza mi sembra una fatale debolezza, quell'atteggiamento perdente che, per quanto male possa fare, tuttavia non dice certo l’ultima parola.